L’INNO NAZIONALE:
“FRATELLI D’ITALIA”

(DI GOFFREDO MAMELI)

Fratelli d’Italia…
Dobbiamo alla città di Genova “Il Canto degli Italiani”, meglio conosciuto come “Inno di Mameli”. Scritto nell’autunno del 1847 dall’allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l’Austria. L’immediatezza dei versi e l’impeto della melodia ne fecero il più amato canto dell’unificazione, non solo durante la stagione risorgimentale, ma anche nei decenni successivi.

Guarda il filmato e ascolta l’inno cantato dal Coro ed Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia (come scritto sul sito www.youtube.it)… se vuoi cantarlo, leggi il testo subito sotto… e poi? Guarda la parafrasi e commento che ti spiega il difficile ma interessante significato del testo!



Dal sito www.youtube.com. Premere play per vedere il filmato.

Testo, parafrasi e commento:

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Fratelli d’Italia, l’Italia si è svegliata.
Sul capo ha l’elmo di Scipione l’Africano, il vincitore di Cartagine.
Dov’è la vittoria?
L’Italia ne afferri la chioma.
Dio ha infatti concepito la vittoria come schiava di Roma
(e delle sue glorie).
Schieriamoci in battaglia (la coorte era un’unità della Legione romana).
Siamo pronti alla morte.
L’Italia ci ha chiamati.
Noi fummo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Da secoli veniamo calpestati e derisi,
perché non siamo un popolo,
perché siamo divisi.
Ci accomuni una sola bandiera.
Ci leghi un’unica speranza.
L’ora di unirci è già suonata.
Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Uniamoci e amiamoci.
L’Unione e l’amore indicano ai popoli le vie segnate dal Signore.
Giuriamo di rendere libera la nostra patria.
Se saremo uniti, per Dio, chi riuscirà a sconfiggerci?
Schieriamoci in battaglia.
Siamo pronti alla morte.
L’Italia ci ha chiamati.
Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Dalle Alpi alla Sicilia, è come se ogni angolo d’Italia fosse Legnano (qui la lega Lombarda sconfisse, nel 1176, l’imperatore Federico Barbarossa). Ogni nostro compatriota ha il coraggio e il valore di Francesco Ferrucci (fu il difensore della Repubblica di Firenze, assediata nel 1530 dall’imperatore Carlo V). I bambini d’Italia si chiamano tutti Balilla (è il nomignolo di un ragazzo assurto a simbolo della sommossa contro gli austriaci, scoppiata a Genova nel 1746). Ogni campana evoca il suono dei Vespri siciliani (si vuole siano state le campane a chiamare il popolo alla lotta, durante l’insurrezione antifrancese di Palermo, detta dei Vespri siciliani, il 30 marzo 1282).
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Le spade dei mercenari,
al soldo degli austriaci,
sono deboli come giunchi che si piegano.
L’Austria, la potenza che oggi domina nei nostri confini,
ha già perduto le penne di quell’aquila che adorna il suo stemma.
L’Impero austro-ungarico ha bevuto il sangue dell’Italia.
Alleato della Russia,
con l’aiuto delle truppe cosacche,
l’Impero ha represso nel sangue anche la libertà della Polonia.
Ma tutto quel sangue gli ha bruciato il cuore.
Schieriamoci in battaglia.
Siamo pronti alla morte.
L’Italia ci ha chiamati.